Il sabato c’era l’escursione all’Avana, se eravamo fortunati salivamo su un trenta posti dell’Aero Caribbean, altrimenti ci toccava il 16 posti di Aerogaviota con 4 finestrini in tutto, l’aria condizionata veniva sparata come fumogeni allo stadio e ogni volta dovevamo tranquillizzare tutti che non stavamo per esplodere.
Il volo durava 30 minuti, si volava abbastanza bassi da poter ammirare il panorama sotto di noi, prima la tavolozza dei turchese e dei blu del del mar dei Caraibi, poi le distese verdi dei campi.
Ad aspettarci in aeroporto c’era la nostra guida di Cubatur, che se non ricordo male si chiamava Julio. Saliti sul pullman ci dirigevamo verso il Vedado, uno dei quartieri più in dell’Avana e sede di molte istituzioni governative e internazionali. Passavamo di fronte all’Università e ci raccontava di quanto importante fosse per tutto il Latinoamerica, specialmente per la Facoltà di Medicina. Ci raccontava dei casinò all’epoca di Batista e di quanto fosse tutto diverso.
Quando arrivavamo nei pressi del Capitolio a Centro Havana, iniziava a parlarci del PERIODO ESPECIAL e a quel punto tutti tacevamo, restavamo incantati e increduli ad ascoltarlo.
Il crollo del Muro di Berlino dell’89 e la dissoluzione dell’URSS avevano provocato la fine del commercio con l’est europeo e per Cuba iniziò una fase difficilissima. Gli anni peggiori furono quelli dall’89 al ’93. Il paese mirava all’autosufficienza e così facendo si ritrovò chiuso nel suo isolamento e con pochissime risorse.
Ci confessava che alla gente mancava qualunque bene di prima necessità, si friggevano le uova nell’acqua perché mancava l’olio, il sale puro si faticava a trovarlo, così come il dentifricio e una cosa mi faceva rabbrividire più di tutte del suo racconto era quando ci confessava che il tradizionale Pan con Lechón, un succulento panino con la carne di maiale, lo si trovava raramente e che erano arrivati a friggere gli stracci vecchi.
In questa terribile situazione 35.000 cubani fuggirono in Florida con imbarcazioni di fortuna, lasciandosi alle spalle una lunga scia di gente che non ci arrivò mai. Dopo questo campanello d’allarme Fidel decise di aprire le porte al turismo di massa e agli investimenti esteri. In questo modo sorsero 2 società: quella di chi aveva accesso all’aera del dollaro (attraverso l’impiego nelle aziende straniere, le rimesse dei parenti emigrati, il lavoro nel settore turistico) e quella di chi restava ancorato al peso cubano, decisamente più povera.
Noi tutti oggi conosciamo le difficoltà in cui tuttora versa Cuba a causa dell’embargo e una delle frasi più ricorrenti che sentirete è “no es fácil”.
Ma mi domando se non sia proprio da queste enormi difficoltà che è nato il famoso ESTRO CUBANO, quella capacità di inventare dal nulla e di dare vita ad eccezionali forme artistiche.
Dopo aver visitato la Habana Vieja, la maestosa Plaza de Armas, le pittoresche Plaza de la Catedral, Plaza San Francisco, dove spesso incontravamo una giovane donna nel suo abito da Quinceañera, la Plaza Vieja, fatto un giro sul malecón, poi al mercatino del Morro, concludevamo, con una consapevolezza in più, il nostro giro al Floridita di fronte al daiquiri preferito da Hemingway.